Il numero di stelle non conta niente

La verità sugli hotel è che…

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Prima di tutto, dimentica etichette come categoria o numero di stelle. Gli hotel si distinguono solo tra due generi:

  1. Orientamento sul turismo DI MASSA
  2. Focus sulla vacanza DI NICCHIA

Se ti identifichi col punto uno, smetti di leggere ora. Questo articolo non ti serve e ti farebbe solo perdere tempo.

Se ti indentifichi col punto due, significa che cerchi un’esperienza esclusiva, perciò occorre fare un’ulteriore distinzione. Ci sono tre tipi di strutture ricettive di nicchia. La differenza la fanno le persone che ci lavorano.

Ogni professionista del settore ha una percezione interiore del tutto personale del lavoro che fa, e la sua “visione” del proprio ruolo fa una differenza enorme sul risultato finale.
La metafora del viandante è molto significativa per illustrare questo concetto. Lasciati per un attimo trasportare da questa storia, che affonda le sue radici in un tempo lontano…

Un viandante vede una donna che pulisce il pavimento all’ingresso di un affittacamere. Il viandante si ferma e chiede alla donna:

“Che lavoro stai facendo?”

La donna alza lo sguardo e con un gesto di fastidio risponde:
“Non lo vedi? Sto eliminando lo sporco che hanno lasciato gli ospiti”.
Andando avanti nel suo cammino, trova una seconda donna che sta facendo esattamente lo stesso lavoro, e le fa la stessa domanda:

“Che lavoro stai facendo?”

La seconda donna poggia lo straccio per terra e mostrando il risultato del suo lavoro risponde:
“Sto preparando questo bellissimo ingresso per i prossimi ospiti”.
Continuando il suo viaggio, il viandante trova una terza donna, che sta pulendo l’ingresso proprio come le altre due, alla quale fa la domanda:

“Che lavoro stai facendo?”

La terza donna si alza in piedi e piena di orgoglio risponde:
“Io faccio parte dello staff che crea l’esperienza magnifica di soggiornare qui”.

Tutte e tre le persone facevano lo stesso lavoro ma la loro visione, la focalizzazione, puntava su tre diverse direzioni, completamente diverse l’una dall’altra. La prima donna era concentrata sull’azione materiale del passare lo straccio; la seconda sul risultato finale, l’ingresso; la terza sentiva la “missione” del migliorare la vita degli ospiti che avrebbero trascorso le loro vacanze in quella struttura.

Ecco perché ci sono tre tipi di strutture ricettive di nicchia: non basta che lo stile sia particolare e non di massa. Non basta che ogni camera sia “a tema” e riconducibile a un disegno “più grande”. Non basta che ciascuno faccia bene il suo lavoro. Per garantire un’esperienza unica, chi lavora deve avere sempre chiaro dentro di sé il beneficio futuro che ogni azione procurerà alle persone. E deve averlo a cuore.

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Ricapitoliamo, come hanno risposto le tre donne della storia? Se hai viaggiato, molto probabilmente ti è già capitato di entrare in contatto con i tre diversi tipi di ospitalità:

  • A) Quella che si concentra sulle camere già affittate vedendole come “cose da risistemare”
  • B) Quella che si concentra sui servizi ancora da offrire vedendoli come “cose da preparare”
  • C) Quella che si concentra sul vero grande scopo del posto, creando la trasformazione delle persone che verranno.

Hai già capito di che tipo è la struttura che può offrirti l’esperienza migliore in assoluto, vero?
La risposta sta in quella parolina magica: trasformazione.

Accompagnare le persone da una condizione di stress, stanchezza e confusione a riconnettersi con la propria essenza, non è qualcosa che accade così, per caso, direttamente entrando in un bell’hotel. Si tratta invece di un delicato processo che avviene indirettamente, attraverso le piccole attenzioni e le azioni minime che ciascun professionista compie all’interno dell’organismo vivente che è la guesthouse: l’attività al servizio dell’ospite.

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Infatti ci accade qualcosa di molto strano da quando abbiamo creato questo luogo. Una specie di incantesimo che all’inizio ci spiazzava, ci spaventava. Le persone arrivano in un modo e se ne vanno in un altro, ma non è il solito modo di dire. Capita che nei casi più disperati l’ospite si trascini qui carico di negatività, pensieri ostili, e dopo la prima notte è il nostro migliore amico, ci racconta la sua vita (spesso con lacrime di commozione), non vuole più andarsene e fa il giro di telefonate per raccontare a tutti ciò che ha vissuto.

Ma com’è possibile tutto questo?
Moltissimi studi hanno dimostrato recentemente che nessun individuo, nemmeno il più forte, può entrare in contatto con un contesto senza esserne influenzato, senza che in qualche modo questo diverso contesto condizioni in poco tempo i suoi pensieri e i suoi comportamenti.
E così chi era arrivato con dei dubbi perché non abbiamo il prato all’inglese diventa il primo fan della flora spontanea mediterranea, chi al check-in si era lamentato perché non abbiamo la reception diventa entusiasta dell’atmosfera “essenziale” e della cura per l’ospite “non mediata” da banconi o desk accettazione.

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“Chi riesce ad influenzare il contesto, in realtà, contribuisce a migliorare la qualità della vita delle persone che ne fanno parte ed è bello vedere che persone normali possono fare cose eccezionali”.

Eusebio Gualino

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Ovviamente, come il contesto evolutivo migliora le persone, il contesto involutivo le peggiora.
Prova a passare un weekend in una struttura carina, di nicchia, ma gestita dalla donna del primo tipo. Torni a casa con i capelli dritti, più teso di prima.

L’Essenza non è qui per ripristinare la tua camera una volta che vai via, e nemmeno per prepararla in vista del tuo arrivo. L’Essenza esiste per resettare i tuoi sensi. Il suo focus, il nostro desiderio, è creare per te “l’esperienza magnifica di soggiornare qui”. Ricordare insieme a te ogni giorno che profumo ha la terra, permetterti di rivedere ogni notte il cielo stellato in mezzo alla campagna. Lasciarti ascoltare i grilli ogni volta come fosse la prima, farti assaggiare un frutto antico dell’isola, accarezzarti la pelle con le lenzuola più soffici.

E se un viandante dovesse chiederci:
“Che lavoro state facendo?”
Beh, noi rispondiamo senza esitare: “Facciamo parte dello staff che crea l’esperienza sensoriale numero uno in Sardegna”.

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Se non vuoi finire con la testa più pesante di quando sei partito, e con i nervi a fior di pelle al posto di idee rigeneranti, scegli bene la tua destinazione.

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